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Un Libro: L'Uomo di Montmartre S.E. Longstreet (Cde) Maria Cristina Mengozzi
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“…alcolizzato all’età di dieci anni, più di una volta ricoverato in manicomio, figlio della pittrice Suzanne Valadon, modella di Renoir, pittore senza rendersene ben conto, immerso ed estraneo al contempo nell’ambiente sregolato e geniale della Parigi di inizio secolo e oltre, amico di Amedeo Modigliani, ...”. Così è recensito dagli stessi autori il libro dedicato al pittore Maurice Utrillo. Gli ingredienti per una biografia romanzata in piena regola ci sono tutti. Presentata in questo modo la lettura parrebbe risolversi in un tuffo, di buona fattura e certo godibilissimo, in una sorta di romanzo d’appendice dove arte e vita si intrecciano inscindibilmente secondo un taglio realistico-sociale di sicuro effetto: il post-impressionismo, Toulouse-Lautrec e Degas, i Fauves, Picasso, la Bohème. E Parigi, straordinario laboratorio di sperimentazioni espressive, i suoi avventurieri e i rapaci mercanti d’arte, specchio veridico della scaltrezza di sempre. Perfetto quadro scenico all’accattivante tema dell’artista. |
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In realtà “L’uomo di Montmartre” è un buon romanzo di formazione, di una drammatica formazione artistica e il protagonista è seguito con attenzione nel suo farsi in quel mondo in fermento, affiancato ma anche defilato da personaggi tratteggiati con forza, per quanto talora tipici. Che vuol dire salvaguardato nella sua unicità. Si pensi al buio della psiche in cui precipita più di una volta. Ma c’è di più e di meglio. Perché il libro (difficile chiamarlo esclusivamente romanzo) non solo entra dietro le quinte di pennelli celebri a sdoganare la pur legittima curiosità intorno a componenti umane e motivazioni più o meno psicologiche di un fenomeno artistico fra gli altri, il pittore Utrillo appunto, di un periodo ricchissimo, ma lascia emergere la propria finalità seriamente documentaria anche con l’esplorare intenti e concezioni culturali dell’epoca d’oro della pittura francese nel loro farsi prodotti d’arte. |
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E nell’affrontare senza risolverlo compiutamente l’eterno rapporto arte/vita: fuoco divino o umile officina o addirittura imponderabile caso e quando l’uno o l’altro? Dirà Toulouse_lautrec: _”Così mi sono dato all’arte… è il mio modo di guardare il mondo, non con le lenti sugli occhi ma riflettendo intensamente dietro le pupille. Io nella pittura vedo certe cose che esistono solo per me…c’è della grandezza davanti a noi. Tuffati nel mistero insolubile ma non cercare alcuna spiegazione dell’enigma Ossia l’arte colta e indagata nel momento della sua elaborazione e traduzione in fatto fruibile sul piano estetico. Senza definizioni ultimative. Il libro non pretende dunque di configurarsi come romanzo-saggio, ma piuttosto artigiana ricerca dentro una stagione e un’atmosfera irripetibili, storica e artistica insieme, peraltro vissuta dagli autori in prima persona. |
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Si veda ancora in proposito il dialogo fra il protagonista e Modigliani: - il vero artista …sa che esiste un universo più reale di quello percepito dai sensi …si consola coi valori eterni che per lui equivalgono spesso alla consolazione divina. - Gli artisti chiacchierano tutti troppo. - L’arte deve essere accettata intera, non negata da dottrine formulate da decoratori e critici …con gli artisti l’evoluzione converge verso la forma, è colore, disegno, linea.” |
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Ecco la cifra specifica del libro: la passione che si avverte ad ogni riga per la materia narrata, la passione con cui è osservata e ricostruita una vicenda umana ed espressiva, della quale non si vuole e non si può sviscerare il segreto; prova ne sia il bel finale aperto. Un libro adatto anche a un lettore non eccessivamente colto in cose d’arte, proprio in quanto onesta testimonianza di una eterogeneità e pertanto di una ricchezza spesso trascurata da chi incontra tele appese a una parete, per quanto celebri esse siano o magari scrutate nei reconditi significati appresi da concettosi saggi critici. |
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Non ultimo pregio, suggerito nella prima parte di queste note, l’approccio di vita e arte vissuta può incentivare a nostro avviso l’interesse per tutti i fenomeni artistici, compresa l’arte contemporanea, allora in gestazione e ai primi passi (si pensi al rapporto Brancusi-Modigliani, a Picasso ), molto più di quanto non possano consentire poderosi testi teorici, certo strumenti utili alla decodificazione del linguaggio fascinatore e misterioso di quadri e materiali plastici ma talvolta astratti o peggio, noiosi. Un doveroso ringraziamento all’amica professoressa Rosy Taddeo, appassionata d’arte, alla cui benevola insistenza devo la scoperta di questo piccolo gioiello librario. E un invito alla casa editrice a considerarne la ristampa.
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