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Galleria Fornello Intervista di Lucia Giovannelli
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Esiste a Prato una galleria giovane e dinamica che ha scelto di occuparsi del non facile settore dell'arte contemporanea la galleria ha sede in un ampio locale ben ristrutturato che si trova ubicato in un punto della città che non si può dire proprio 'di transito', ci vuole un po’ di impegno a trovarla ma ne vale la pena. Si deve percorrere via Bologna e dopo l'ufficio postale si volta a destra in via Paolini, strada senza sfondo, che va percorsa tutta, e a sinistra, si vede un grande portone d'ingresso, ci vengono incontro Rita e Valentina assistenti di galleria accompagnate dal titolare, Enrico Fornello che cordialmente ha accettato di essere intervistato per il bollettino della nostra associazione. |
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Lucia: Enrico, come ti è nata la passione per l’arte contemporanea e la coraggiosa decisione di aprire questa bella galleria? Enrico: La passione nasce con i miei primi viaggi all’estero e sopratutto a New York e a Londra, dove andavo come la maggior parte dei giovani della mia generazione per turismo. Il frequentare queste città con regolarità mi ha portato a vedere l’arte con un occhio diverso da come viene vista e vissuta in Italia. Poi due amici in particolare mi hanno avvicinato al mondo del contemporaneo in Toscana e sono Fabio Gori e Maria Paoletti di Pisa. Frequentando le inaugurazioni di Villa Celle e della Fondazione Teseco ho iniziato a conoscere gli artisti, alcuni di questi ormai grandi amici con cui abbiamo iniziato e con cui prosegue insieme l’avventura. Rispondendo alla domanda relativa alla 'coraggiosa decisione di aprire la galleria' oggi rispondo con una sola parola INCOSCIENZA. Nel 2000 un gruppo di artisti e un amico mi hanno proposto di aprire una galleria in un piccolo spazio di Arezzo e così è stato. L’attività è iniziata con una mostra personale di Paolo Fabiani ed è proseguita fino alla fine dl 2002, quando ho ritenuto che la galleria doveva iniziare un percorso che l’avrebbe portata ad una visibilità più ampia a livello internazionale. A quel punto ho deciso di aprire lo spazio di Prato e di fare del gallerista la mia attività principale. Così siamo arrivati ad aprire la galleria nel maggio 2003 con una mostra personale di Attilio Maranzano. |
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L: con quali criteri la galleria opera la scelta degli artisti e, eventualmente, delle opere da esporre? E: La galleria per avere lunga vita in questo settore deve prendere decisioni molto rigorose sugli artisti da rappresentare ed esporre. La programmazione deve essere precisa e mirata, si cerca di creare una linea di pensiero che viene portata avanti, con le giuste evoluzioni e miglioramenti. Il rigore delle scelte è ciò che dà il giusto riconoscimento al lavoro sia sul territorio sia a livello internazionale. I giovani artisti che iniziano a lavorare con noi devono innanzitutto essere consapevoli che questo non è un hobby ma per loro è e sarà un lavoro a tutti gli effetti. Poi ci deve essere la giusta determinazione e caparbietà di arrivare e di non accontentarsi mai. Infine e non meno importante l’opera d’arte e la capacità espressiva relazionata con il nostro tempo. |
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L: Avete contatti di collaborazione con altre gallerie? E: Abbiamo molti contatti con gallerie sia italiane che straniere. Consideriamo la collaborazione con i nostri colleghi una parte fondamentale del nostro lavoro e nel corso del 2006 iniziamo alcune collaborazioni con gallerie europee molto interessanti come Gregor Podnar di Lubiana, Anthony Reynolds di Londra e The Breeders di Atene. Inoltre collaboriamo molto e molto bene con Galleria Continua di S. Gimignano. Oltre le gallerie consideriamo molto importanti le relazioni con i musei e nel corso sempre del 2006 iniziamo una collaborazione con la Kunstlerhaus Palais Thurn und Taxis di Bregenz L: la presenza di un museo come il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”, ha facilitato in qualche modo l’attività della galleria? E: Questa domanda è molto importante per me. La presenza di un museo nella città è un elemento essenziale per il nostro lavoro. I motivi sono vari ad iniziare da quello per cui il museo può essere uno stimolo per avvicinare il pubblico all’arte contemporanea e quindi avvicinarlo a noi. Più spazi espositivi validi ci sono in città e più pubblico è possibile attrarre. Ma la cosa più importante e non ancora ben compresa dai nostri amministratori è il potenziale e l’importanza economica che il museo potrebbe avere per la città e per le gallerie. Il museo dovrebbe essere il punto di riferimento e di sostegno per le gallerie nella città. Per fare un esempio pratico prendiamo la città di Torino dove esiste il museo più importante d’Italia e un gran numero di gallerie. Questo non è casuale, il museo sta facendo una buona programmazione e ha creato una buona rete di collezionismo ma non solo: il museo è il primo sostenitore economico delle gallerie. Con la creazione di premi per gli artisti del territorio, di budget di acquisto opere, la formazione delle competenze. Tutto questo ha creato un buon indotto economico e questo è ciò che ci piacerebbe vedere maggiormente sviluppato a Prato. |
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L: la nostra associazione organizza per la seconda volta il progetto “Adotta un Artista” con il quale quattro classi delle scuole medie inferiori e superiori del comprensorio si cimentano in attività di laboratorio seguiti da quattro artisti. Due di loro Pantani/Surace e Paolo Fabiani ci sono stati suggeriti dalla tua galleria. Ce ne vuoi parlare un po’ più a fondo? E: Per parlare più a fondo di Lia Pantani, Giovanni Surace e Paolo Fabiani non ci si può esimere dal fare un‘analisi dell’aspetto umano che li accomuna, più di quanto loro stessi possano pensare. Amici e sinceri estimatori del reciproco lavoro, infatti, sono tutti estremamente predisposti al rapporto con i giovani, in quanto nel periodo adolescenziale della vita si è particolarmente curiosi ed è proprio la curiosità la linfa vitale del lavoro di questi artisti. Infatti approfondendo l’analisi delle loro opere traspare una continua ricerca che li porta a sviluppare progetti così diversi che spesso sono difficili da identificare come loro. Le sculture, i vetri, Place di Paolo Fabiani, i ballerini senza musica, il lampadario che rimane solo nella memoria di Pantani-Surace sono un magnifico esempio del loro spaziare nella poesia del quotidiano. |
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L: Nella primavera prossima quando sarà terminato il progetto e i lavori degli studenti con gli artisti verranno esposti in uno spazio del Pecci grazie all’autorizzazione del Presidente Valdemaro Beccaglia, verrai a vederli e a darci un tuo giudizio sul lavoro svolto? E: Certo che verrò, non credo di essere in grado di esprimere giudizi, comunque spero che potrà essere una bella festa. L: Cosa pensi dell’Arte Fiera di Bologna a cui voi come galleria regolarmente partecipate? E: Le fiere sono un altro argomento centrale all’interno del lavoro di una galleria. In particolare la fiera di Bologna per noi è molto importante vista la vicinanza con Prato e visto il grande sostegno che la direzione della fiera dà alle gallerie giovani come la nostra. Bologna nel corso degli ultimi anni è cambiata molto partendo dai padiglioni espositivi e arrivando a criteri di selezione più rigidi. Questi cambiamenti hanno reso la fiera più importante e più concorrenziale all’interno del sistema europeo, pure se devono lavorare ancora molto nel selezionare le gallerie con il massimo del rigore. Da un punto di vista commerciale la fiera di Bologna è la fiera italiana più importante. |
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