Alla ricerca del Principe Felice.

Storia e storie di Carlo Bertocci

Giovanni Bianchi

 

Carlo Bertocci è nato a Castell’Azzara (GR) il 21 Maggio 1946 e si è laureato in architettura con lo storico dell’arte Eugenio Battisti. Ha poi alternato, lungo gli anni ’70, attività di critico a quella di artista, tornando alla pittura verso gli anni ’80. E’, da allora, uno dei protagonisti della Pittura Colta e Anacronismo, e partecipa a mostre nazionali e internazionali dedicate a questo movimento. Da ricordare per Prato, la mostra “Picturae” del 1983 a Palazzo Novellucci  a cura di Maria Luisa Frisa, dove espone con Barni, Bonechi e Mariani. Docente di Educazione Artistica, ha diversi incarichi nelle scuole medie di Prato, dove insegna stabilmente dal 1995. Continua la sua attività di artista e fra le ultime opere si ricorda il “ritratto” di Spadolini commissionatogli dal Presidente del Senato Marcello Pera per Palazzo Madama, che dovrebbe essere presentato ufficialmente entro la fine dell’anno. Quest’ultima precisazione, voluta da chi scrive l’articolo, parla della notorietà abbastanza schiva del Bertocci, che di altre sue realizzazioni “arrivate” non ama parlare.

 

 
 

L’intervista infatti è cresciuta per PROVOCAZIONI da parte di chi sta parlando e lo conosce bene, provocazioni su alcune suggestioni strutturali che possono emergere in chi osserva la sua opera, a cui l’artista a sua volta reagisce con suggestioni, pensieri, comunicazioni.

 
       
 

SILENZIO

Atmosfera di immersione dei luoghi nel silenzio.

Ho amato John Cage e il suo libro Silence, che per me andrebbe letto a scuola. Il silenzio è la sospensione in cui avviene la pittura Mi ha sempre colpito l’idea del silenzio fisicamente irraggiungibile. Ho ancora una rarissima registrazione audio che testimonia una partecipazione di Cage a Lascia o raddoppia a proposito di silenzio, voci, fantasmi di suoni

 

CIELO

Azzurro come atmosfera di apertura assoluta, assenza di fondale?

Il cielo si solca di nuvole. Pennellesse da imbianchino tirano strisce sfumate poi con pennelli morbidissimi.

La pittura, solo la pittura.

 
       
 

 
       
 

NTERNI

Calore, raccoglimento, separazione.

Negli anni ’80 ho dipinto quasi esclusivamente quadri dove le figure abitavano paesaggi larghi e profondi, negli anni ’90  figure in interni.

 

PARETI 

Segno della separazione, incombenze?

Le pareti accolgono le ombre, sono come quadri che mutano con la luce. Potrebbero essere guardate come uno spettacolo cinematografico, ma questo ricorda qualcosa, mie suggestioni forse dal mito della caverna di Platone.

Concludendo, le pareti sono a loro volta luoghi di pittura.

 
       
 

SGUARDO 

E’ il tema conduttore di tutti i miei lavori, mi piacerebbe che risultasse palese che la mia è la pittura dello sguardo.

 

OGGETTO / SIMBOLO

Presenza a volte insinuante, a volte ludica e scatenata  di oggetti di natura simbolica espressi nella loro fisicità.

Negli anni ’70 “l’oggetto lo getto” era la mia interpretazione dell’ arte concettuale. Allora era più il simbolo che si sposava con un’idea di  arte immateriale, poi ho sposato la causa della pittura. La permanenza di  questi oggetti simbolo è legata al fatto che in fase di elaborazione di un quadro, la mia preparazione concettuale riemerge e gioca .

 

 
       
 

CHIASMI

Il gioco, appunto, della ricerca di corrispondenze.

La scacchiera che entra nelle regole dell’universo, un punto di vista sia rinascimentale sia zen.

 

CERCARE IL SEGNO

Segnare  il cerchio, sognare forse

Ancora un limite, ma di segni magici; dentro o fuori: il sogno.

 

SPOGLIARE IL MITO

Vestire il rito, ritirare il vestito, per partecipare alla festa

 

PROVOCARE / NASCONDERE

Né provocare, né criptare : rilevare e rivelare

 

 
 

SANTI

Molte committenze religiose, molti lavori eseguiti.

Dopo che la mia nonna mi diceva quand’ero bambino: - Scherza con i fanti e lascia stare i santi- ho cercato di fare il contrario

L’agiografia è una miniera per il gioco dei segni e dei richiami di un pittore.

 

MIRACOLI

Sono delle piccole cose quotidiane, dovute soprattutto a insoliti sguardi, illuminazioni - enlightmens - sorprese, somiglianze, analogie

 

ECO

Il gioco dei richiami e delle rispondenze.

Una volta mi sono trovato a riflettere sul mito di Narciso e su quello della ninfa Eco. Il primo è legato all’idea di perdersi nell’immagine, il secondo è il suo equivalente acustico. Personalmente mi sono trovato a perdermi davanti a un quadro di Friedrich, e ho capito alla famosa frase di Marylin Monroe in “Quando la moglie è in vacanza”: Rachmaninoff mi distrugge.

 

IL PRINCIPE FELICE

Questa volta la suggestione è esterna all’opera, ma è una predilezione dell’artista per il racconto di Wilde che ricade sul senso della sua ricerca.

La statua del Principe Felice vede la città in tutte le ore del giorno e in tutte le stagioni; dal suo punto di osservazione il suo sguardo entra in tutte le case e si commuove fino al sacrificio finale.

Osservare, ancora, vissuto come dono fatale, che può bruciare la vita, ma la giustifica, almeno di fronte a se stessi.

 
       
 

 
       
 

L’ANNUNCIAZIONE

Tema ripetuto ed elaborato anche in suggestioni extra committenze.

L’Annunciazione è legata all’idea di arte come illuminazione. Come qualcosa che arriva e da quel momento tutto è diverso, è l’attimo che stabilisce un prima e un dopo. L’opera d’arte, nel momento in cui l’idea si rivela, una finestra si apre ed entra la luce, un raggio che colpisce una sperficie riflettente e provoca una miriade di riflessi. Nella “Grande notizia” ho usato l’annunziante come portatore di due atteggiamenti - idee dell’arte - contrapposte e complementari, rappresentate dai fiori di narciso e dal calice di vino: i primi inferiscono ad una strada apollinea e riflessiva che si interroga sulla classicità e sulla natura stessa dell’opera, il secondo è facilmente la via dionisiaca e mondana dell’opera d’arte. Mi confesso in bilico fra posizioni contrapposte, innamorato di entrambe. Non sono un mistico, piuttosto coltivo l’utopia. L’annunziazione prefigura un mondo nuovonella sua germinazione primordiale.

 

L’ARTE

Il modello narrativo che vuole due personaggi che si fronteggiano torna nella Visitazione del Pontormo, dove ho sempre visto il pittore bambino che si perde tra le gonne nuvole delle donne.

 
       
 

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