Oltre Lo Strokkur*

Viaggio nel paese dei Geyser

Elisa Martelli

 

 
    *Lo Strokkkur (La Zangola del Burro) è un geyser che proietta un getto d’acqua di 30 metri ogni dieci minuti circa. Il Grande Geyser, il cui getto arrivava fino a 70 metri, è inattivo dagli anni

 

 
 

Non cesseremo mai di esplorare

      E alla fine dell’esplorazione

                                              Saremo al punto di partenza

Sapremo il luogo per la prima volta.

    Per il cancello ignoto e noto

                                       Quando l’ultima terra sconosciuta

                                            E’ quella del nostro principio…

 “Little Gidding”   di  T. Eliot

 
       
 

Meta piuttosto insolita, isola vicina al confine del Circolo polare artico a volte dimenticata dalle cartine meteorologiche dell’Europa, paese che avevo sempre percepito così distante, misterioso.. Ma ecco che dopo cinque ore di volo il mio ragazzo Luca ed io arriviamo in Islanda, nel piccolo ed efficiente aeroporto di Keflavik. Sono poi seguiti dieci giorni molto intensi di viaggio lungo la strada numero 1, chiamata Ring Road perché percorre ad anello l’isola, è inoltre l’unica del paese ad essere completamente asfaltata. Parlerò qui solo di alcuni momenti particolarmente intensi del viaggio di dieci giorni iniziato da sud-ovest e proseguito in senso antiorario fino a Reykjavik con un’auto presa a noleggio e due caldi sacchi a pelo.

 
       
 

La parte meridionale dell’isola è forse la più spettacolare con le sorgenti termali di Geysir, possenti cascate, ghiacciai, vulcani. E’ qui che è maggiormente visibile la fossa tettonica che attraversa longitudinalmente l’isola, una fenditura nel paesaggio larga 4 km, profonda 40 m che si estende per 16 km (la fossa si allarga di 1,5 cm all’anno allontanando sempre più le placche continentali!). Già nel X secolo i capi dei clan islandesi si riunivano qui in assemblee generali per legiferare e dirimere dispute. Proseguendo verso est s’incontra il quarto ghiacciaio perenne del paese che ospita il potente vulcano Katla e tutto intorno a noi abbiamo solo deserto nero di sabbia basaltica che si estende per chilometri e chilometri.

 
     
 

Ci stiamo dirigendo verso il Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa, leggiamo sulla guida che potrebbe abbagliarci con la sua luce ma vento e pioggia battente (in Islanda piove quasi in orizzontale!) ci fanno perdere gran parte dello spettacolo. Sembra di essere in un quadro di Turner, ci sentiamo come smarriti di fronte alla potenza della natura, alla furia degli elementi. Per fortuna al nostro arrivo al parco nazionale dello Skaftafell il cielo si rasserena e possiamo incamminarci lungo un sentiero che in meno di due ore ci conduce fino a Svartifoss, le cascate nere che, in mezzo ad una valle, scendono fra imponenti rocce di basalto. Una volta ripresa la macchina e percorsi alcuni chilometri sulla numero1 scopriamo l’imboccatura dello Jökulsarlon (La laguna del fiume glaciale) un vero angolo di pace. Con una barca costeggiamo i grandi iceberg blu, staccatisi dal ghiacciaio, che galleggiano placidamente nella laguna che sfocia nel mare. Stormi di gabbiani si muovono sopra di noi che infreddoliti ci beiamo in quel silenzio glaciale.

 

 
 

 

 
 

A nord-est troviamo finalmente Dettifoss (la cascata più possente d’Europa) il rumore dell’enorme massa d’acqua che precipita per decine di metri è un rombo spiazzante che toglie la voglia di parlare, l’acqua non è chiara come a Gullfoss, imponente ma circondata da prati verdi che in un qualche senso la addolciscono, qui il cielo è grigio, pioviggina, le pietre sono scure, aguzze. La cascata è pura potenza, gigante immobile da millenni che trascina via tutto con la sua forza incontenibile. Luca si fuma una sigaretta, io mi siedo su di un sasso che domina il baratro, restiamo in silenzio ci sentiamo infinitamente piccoli di fronte a questo spettacolo.

 
       
 

Sempre a nord si trova il lago Myvatn, o Lago del Moscerino, eravamo forniti di cappelli con retine fai-da-te ma il cattivo tempo ci ha risparmiato dalle noiose aggressioni di quegli sciami di moscerini che danno nome al lago. Suggestivi gli pseudocrateri, formatisi in seguito della fuoriuscita di lava sotto al terreno paludoso che esplode attraverso la crosta solidificata formando dei coni.

Ci dirigiamo ora verso Husavik, cittadina nota per il Whale-watching, un’ottima alternativa alla caccia alle balene (che l’Islanda ha riaperto), purtroppo non siamo stati molto fortunati... (la stessa sfortuna riservataci con quei deliziosi volatili che sono le pulcinelle di mare dopo la lunga traversata verso l’isola di Papey)

 
 

 

 

Mentre ci dirigiamo verso la capitale il cielo si riapre donandoci dei paesaggi meravigliosi.   Ultima tappa del nostro racconto Reykjavik il cui centro è piccolo ma nucleo di un agglomerato urbano in costante espansione. Nel centro non ci sono grandi palazzi e le case sono tutte diverse dalle altre, spesso dipinte con colori vivaci.

 
 

 

 

 
 

Non avendo sperimentato le notti gaudenti descritte nel libro “Reykjavik 101” di Hallgrimur Helgason (nato nel 1959), abbiamo avuto l’impressione di una città tranquilla, che senza dubbio può essere percepita come stimolante e trasgressiva da chi abita in qualunque altra parte dell’isola dove pub o divertimenti sono rari. Per noi è stato un ritorno alla ‘cultura’ troppo precoce, avremmo voluto perderci ancora in quei paesaggi desolati e silenziosi.

La visita all’istituto dei manoscritti Arni Magnusson che ospita antichi manoscritti di saghe scritte tra il XII ed il XV secolo è stata molto interessante anche perché durante i lunghi spostamenti in macchina avevo letto al paziente pilota tante avvincenti saghe. Preferisco tacere sul museo fallico per mostrare una delle tante foto viste in una deliziosa esposizione all’aperto di fronte al municipio.

Ci sarebbe ancora tanto da raccontare, altre cascate, la gita a Papey, i nidi degli uccelli sulla spiaggia, le temute aggressioni dei pennuti, gli ostelli, il cibo...

Il ritorno verso Londra è stato malinconico ma ci siamo consolati programmando, memori di Jules Verne, un’escursione col gatto delle nevi sullo Snaefell!

 
       
 

associazione - statuto - rivista - indice del numero - news - espace