|
La Stanza dalle Sedie di Piombo Eva Ciapini |
|||
|
“A chi raccontiamo ciò che è accaduto sulla terra, per chi sistemiamo ovunque specchi enormi, nella speranza che riflettano qualcosa e non svanisca?” CZESLAW MILOSZ, Annalena |
|||
|
|
|||
|
Sabato 26 febbraio è stata inaugurata al museo Pecci una grande retrospettiva su un artista di fama mondiale, Robert Morris. Tale mostra tra l’altro porta alla ribalta parte dei blind-time drawings così chiamati perché eseguiti da un Morris bendato. In questi disegni è reso visibile il rapporto tra la volontà creatrice dell’io artista e l’impressione che questa lascia sul foglio che per evidenziarne l’aspetto ‘mentale’ viene eseguita ad occhi chiusi. Ma ciò di cui voglio parlare è tutt’altro. Il giorno dell’inaugurazione avevo dato la mia disponibilità di ‘volontaria’ ad aiutare il museo nell’opera di sorveglianza: era finalmente un modo per fare un turno vero, movimentato e con un po’ di folla. Il responsabile della sorveglianza del museo aveva chiesto di essere al Pecci un’ora prima dell’inizio del vernissage per sistemarci nelle sale e spiegare il da farsi. Facendo un giro nelle sale vuote, riempite soltanto dalle opere, ho avuto come il sentore di ‘vivere’ e forse la presunzione di ‘comprendere’ in modo particolare e più completo questo artista e tutto il suo iter. Ho sentito che tutto quel legno, specchi, ammassi di fili colorati, video… avevano smosso qualcosa dentro di me. Ma l’impatto per me più forte, il colpo più strano è stato con l’ultima sala e l’installazione al suo interno. Vi si accedeva da una tenda bianca mobile e svolazzante al di là della quale c’era l’opera: una grande installazione del 2002 dal titolo American Beauties e Noam’s Vertigo. Si trattava di una serie di oggetti: alcuni diaproiettori posizionati sul terreno in modo circolare che proiettavano immagini sulle pareti bianche in modo sequenziale, alcune poltroncine rivestite da una stoffa scura e sistemate in circolo come dice Morris stesso “4 sedie di bambino ricoperte da un drappo di piombo”, 3 grandi specchi, il tutto come addolcito da una leggera ma quasi ossessiva musica di sottofondo. Alle pareti venivano proiettate 80 diapositive che mostravano tutti i presidenti americani dopo la 2° guerra mondiale contemporaneamente al film Winsconsin girato dall’artista nel 1970 insieme a 100 partecipanti e al video sulle carte geografiche che alludono a luoghi di guerra. Una mescolanza di pubblico e privato in ambiti diversi condito da una triste musica. Io sola con l’opera ho sentito come la mia presenza al suo interno, ho sentito in me forte la convinzione che forse una delle intenzioni di Morris nel compimento dell’installazione fosse uno spettatore attivo e pensante dentro al suo lavoro. In più vi ho letto la guerra (sarà il rimbombare odierno di notizie?), il forte no di Morris alla guerra espresso attraverso le poltroncine, possibile riunione di potenti (che tutto decidono a discapito degli altri di cui l’artista è parte) e la nostra possibilità, la nostra scelta simboleggiata dagli specchi che possono o meno comprendere, riflettendo la tua immagine di fare parte o meno di tale evento negativo. Quest’installazione è infatti un omaggio al filosofo ebreo-americano Noam Chomsky e alle sue teorie profondamente antimilitaristiche. La costante che giustifica e attraversa le fasi del lavoro di Morris ed è anche rintracciabile qui può essere rappresentata dal gioco dialettico tra ricerca e perdita dell’io (il video sulla gioventù dell’artista in contrapposizione a quello con i luoghi di guerra), tra negazione e ampliamento della visione (gli specchi, le pareti bianche e il continuo susseguirsi di immagini fornite dai diaproiettori), tra il costruire e il distruggere (lo spettatore attivo artefice di se stesso, la contrarietà verso l’America, la cosiddetta guerra pacifica e i presidenti).
|
|||
|
|
|||
|
Finalmente un’opera più comprensibile e un modo di fare arte più concreto che tra i suoi scopi ha anche quello di avvicinarsi alla quotidianità oltre alla volontà di esprimere qualcosa già nell’intento iniziale dell’artista stesso. E voi lettori dell’articolo che opinione avete in merito?
|
|||
|
associazione - statuto - rivista - indice del numero - news - espace |
|||