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il numero 2 (ottobre 2004)
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I bambini di Cattelan
Video e pennello
Percorsi liberi
extra
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Video e pennello
capire le forme dell'arte
Claudio
balducci
Intro
Insieme alle automobili il
video è entrato nella nostra vita. Insieme alle
automobili che hanno precluso la libera circolazione per
le strade, dei bambini e dei grandi, e ci hanno
rinchiusi nelle nostre abitazioni. Il video è diventato
la nostra finestra, anzi la nostra vita all'aperto. Noi
non entriamo nello spazio ma facciamo entrare lo spazio
nelle nostre menti, ci facciamo invadere dallo spazio
che non riusciamo più ad abitare.
Quando abitavamo lo spazio
lo segnavamo con i segni della nostra presenza,
incidevamo le grotte di Lascaux, deponevamo pietre,
facevamo sculture, costruivamo fortezze, decoravamo
chiese e palazzi.
Le grotte, i campi e le
piazze, i palazzi e le chiese erano luoghi nei quali
entravamo per abitarli, per vivere socialmente, erano lo
spazio comune, erano il mondo, erano la natura che noi
facevamo evolvere per riconoscerlo come ciò che ci
accomunava, per riconoscerci nel nostro mondo.
Oggi costruiamo palazzi
ben più grandi, grattacieli e segniamo il territorio con
segni ben più imponenti, ma non abitiamo il nostro
territorio in modo sociale. La nostra socialità è
diventata indiretta. I grattacieli sono lo spazio del
nostro lavoro o delle nostre vite private, le piazze
sono i luoghi dove parcheggiare le auto che rinchiudono
il nostro muoverci nell'isolamento, i grandi complessi
collettivi ci fanno incontrare: gli stadi, i teatri, i
concert hall continuano a raggrupparci fisicamente come
grandi numeri. Eppure questi grandi numeri vivono in
vista di un altro evento che le masse stesse
contribuiscono a costituire: la comunicazione virtuale
dell'evento tramite la TV o i computer. La massa non
vive il proprio essere massa se non nella consapevolezza
di essere massa che finisce sullo schermo e lo schermo è
lo strumento che media irrimediabilmente la nostra vita
collettiva, dalla proiezione della nostra individualità
intima, alla partecipazione ai grandi fatti epici della
guerra e della distruzione totale.
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l video è la nostra
coscienza collettiva, ciò che ci definisce come esseri
sociali e tramite la quale ci sentiamo definiti, ci
giudichiamo. O ci ribelliamo.
La natura non dipende da
noi. Abitare insieme ad altri la natura ci permette di
definirci socialmente nel momento dell'incontro. Ma la
natura ripresa, la natura trasmessa, il mondo proiettato
è solo l'apparenza della natura, è solo ciò che ci dà
l'illusione dell'oggettività, cioè di ciò che non
dipende da noi. In realtà dipende da chi ricostruisce
tale illusione. Questa consapevolezza viene spesso alla
coscienza e provoca una presa di distanza, una tendenza
alla rottura dell'illusione. |
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La video arte agisce
spesso su questo crinale, scava negli interstizi fra
illusione e consapevolezza, agisce su ciò che si è posto
storicamente come lo strumento di trasformazione del
modo di stare dell'uomo nel mondo.
Lucca, Fondazione
Ragghianti, mostra di videoarte.
Se si lascia il pennello
per il video si ottengono comunque dei prodotti
visibili. Si perde certamente in manualità,
calligrafismo, anche in concettualità prospettica, anche
in uso e sfruttamento di materiali diversi: il contrasto
fra ruvido e levigato, le caratteristiche del tocco e
della pennellata, l'abilità e il gusto nella
composizione dei colori, la costruzione tutta
intellettuale dell'insieme.
Molte di queste cose,
infatti, vengono date automaticamente: lo schermo è
oggettivamente neutro, la costruzione è ritagliata da
ciò che l'autore si trova davanti, la prospettiva è
elaborata dalla macchina da ripresa e, quindi,
apparentemente tutto sembra molto meno costruito, molto
meno technè, molto meno artistico.
Apparentemente. Vedere
alcuni prodotti di videoarte insieme mette subito in
evidenza che le possibilità tecniche di questa nuova
forma di arte non sono diminuite rispetto alle forme
artistiche tradizionali, sono semplicemente
moltiplicate.
Cosa si può fare con la
videoarte? Buttando giù una classificazione molto
provvisoria delle cose che si possono fare si può dire
quanto segue: |
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1. si può perseguire la vecchia cara mimesis
, rendere la realtà con mezzi tecnologici nuovi.
La parola shrink in inglese significa
restringimento, avvizzimento, strizzamento. A
livello slang, in americano, è usato per indicare uno
psicoanalista, da noi reso con
strizzacervelli. Laurie Anderson
ci presenta una “scultura e video” intitolata At the
Shrink's . Si tratta della scultura appena
abbozzata di una donna seduta di circa quindici
centimetri d'altezza. Questa scultura serve da base per
una proiezione. La proiezione avvolge la bozza di
scultura e la fa vivere. Viene proiettata l'immagine di
una donna seduta che, avvolgendo la tridimensionalità
della scultura, ha un effetto di mimesis straordinario:
la scultura si muove, gesticola, si atteggia. E parla.
Racconta di una sua esperienza dallo psicanalista, nella
quale ha avuto delle impressioni straordinarie, poi
andate deluse. |
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2.
La mimesis può essere perseguita per mezzo
dell' integrazione degli effetti tecnologici
video con l'assembramento di materiali naturali, creando
un gioco di illusione e di distruzione dell'illusione. È
ciò che ci propone Fabrizio Plessi in Foresta di
fuoco. Appoggiati a terra ci sono tre video,
ciascuno dei quali sormontato da un contenitore a forma
di canoa, costruito in ferro grezzo. Ogni contenitore ha
al suo interno un grosso tronco di legno. Il ferro
grezzo e il legno danno all'insieme un forte valore
antropologico-naturale. I video su cui sembrano
poggiare, da una parte rompono l'atmosfera primitiva
dell'insieme, dall'altro la rinforzano: i video infatti
trasmettono fiamme ardenti che crepitano e danno
l'illusione di bruciare i tronchi che ci stanno sopra.
Anche Jean Pierre Giovannelli, si muove su questo
terreno con Stable mouvant. In un angolo della
mostra, una piccola stanza accoglie ammassi di fogli di
carta che sembrano volare al vento, ma sono infilzati e
immobilizzati nella loro traiettoria lungo le pareti e
il soffitto fino alla parete su cui vengono proiettati
altri fogli di carta che fluttuano invece liberamente,
nella loro realtà virtuale. Il rapporto passato presente
viene reso evidente. Non vi è un giudizio di valore, c'è
soltanto l'affermazione che il mondo diventa più
complesso in virtù della sua replicabilità digitale. |
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3. L'arte video può elaborare costruzioni che
alludono a forme di arte classica come quella
realizzata da Studio Azzurro nel
Soffio dell'Angelo – primo naufragio del pensiero.
I grandi palazzi classici avevano talvolta soffitti a
cassettoni dipinti. In questo caso ci sono sei riquadri,
ciascuno con una figura umana sospesa, come se fosse
senza peso, nell'aria. Ogni figura, pur fluttuando, è
appoggiata a un oggetto simbolo della storia e del
potere temporale, spirituale, culturale: una croce, una
ruota, il trono, il globo terrestre, cornici, grossi
libri. Queste composizioni, esteticamente, assai
gradevoli, non sono dipinte, sono proiettate e le figure
umane sono dal vero e si muovono. Da ogni riquadro pende
un filo alla cui estremità è appesa una grossa piuma
sospesa all'altezza del volto degli spettatori. Le
figure umane fluttuanti sono concettualmente degli
angeli caduti, ma che sono riusciti a risalire in cielo
pur avendo lasciato in basso le piume delle loro ali. Lo
spettatore che soffi su una di queste provoca un
movimento della figura sospesa, che comincia a
volteggiare, rischiando di cadere di nuovo. Per evitare
la caduta ogni figura si aggrappa al proprio simbolo di
potere.
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4. Fare sperimentazione ricercando le varie
possibilità di questo mezzo tecnologico, compresa
l'interattività. Gli esempi visti sono già
forme di sperimentazione del nuovo mezzo ovviamente, e
alcune anche delle possibilità interattive. In alcuni
casi però la sperimentazione è in certo senso fine a se
stessa, senza ricerca di mimesis o di una qualche
allusione interartistica. Je sème à tout vent,
di Edmond Couchot e Michel Bret
, per esempio, sembra mirare alla sola
sperimentazione interattiva: sul video si vedono delle
piume fluttuanti; lo spettatore che soffi sul video
provoca il movimento di queste piume, in modo sempre
diverso a seconda dell'intensità e della durata del
soffio. Sempre virtuale è A_maze di
Monika Bravo: una tappeto suddiviso in 25
riquadri permette allo spettatore che ci cammini sopra
di fare un viaggio personalizzato e sempre diverse, ogni
riquadro infatti provoca un cambiamento di proiezione
diversa su due pareti. Sono 52 proiezioni riprese
dall'artista in luoghi diversi (Thailandia, Vietnam,
Manhattan, eccetera). Il titolo è un gioco di parole:
AMZA significa STUPORE; A MAZE significa UN LABIRINTO;
UNA CONFUSIONE. |
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A_Maze
Monika Bravo |
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Altri
video sembrano voler fare una meta riflessione
sfruttando le nuove possibilità tecniche, sviluppare un
concetto particolare. Tre monitor su un tavolo, insieme
a un orologio a pendolo di stile classico. Una macchina
da ripresa riprende l'orologio e lo proietta sui tre
monitor in modo diverso, diritto a destra, a sinistra e
capovolto. Il tempo reale del pendolo diventa un tempo
virtuale, ripetuto da angolature diverse con un effetto
di spiazzamento sul nostro rapporto con questo strumento
di misurazione precisa. Si tratta di TV clock
di Nam June Paik. Bill Viola con Memoria
proietta su un video steso al soffitto il volto di un
uomo. La trama è granulosa, dà l'impressione della
scomposizione. In effetti l'immagine sembra emergere,
comporsi e scomporsi in pulsazioni che alludono a un
ciclo vitale, alla materializzazione dell'immagine come
memoria in una atmosfera di immanenza spirituale.
Decisamente concettuale è il lavoro di Maurizio
Bolognini, Sealed computer. 20 computer sono
programmati per produrre un flusso continuo di immagini
casuali, una produzione di infinito. I computer sono
però sealed, sigillati, privi di contatto con
una uscita video, impossibilitati a comunicare: le
immagini restano imprigionate nei computer che svolgono
così un lavoro tecnologicamente inutile. C'è però una
breccia, attraverso la quale l'immagine viene proiettata
su una parete, un varco di libertà. |
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Ci sono altre opere nella
mostra lucchese, interessanti, tutte possibili da
collocare in una o in più delle classificazioni
proposte. Possono restare come esercitazione per chi
volesse visitarle dal vivo. Lucca è sempre bella da
vedere. La mostra è gratuita.
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