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il numero 2
(ottobre 2004) |
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I bambini di Cattelan
Video e pennello
Percorsi liberi
extra
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percorsi liberi
una rivisitazione della mostra
Gnoli - Lo Savio
Elisa
Martelli
Il museo, in quanto
istituzione, ha un potere legittimante, ti porta a
guardare con attenzione estetica oggetti che
probabilmente ignoreresti, che in alcuni casi
giudicheresti sgradevoli, inopportuni, in altri ancora
probabilmente senza valore artistico. Ed ecco l'odiosa
sentenza “Lo saprei fare anch'io!” – ne siamo proprio
sicuri? in ogni caso perché non ci abbiamo pensato prima
noi?!
Un'opera non percepita
come opera d'arte può produrre l'effetto estetico di un
semplice oggetto, oppure nessuno, il museo pone le basi
per un'attenzione estetica.
Musei a parte, reputo il
giudizio estetico molto soggettivo anche se,
ahi noi, spesso tende a diventare un apprezzamento
oggettivato - quando amiamo un artista, o più in
generale un oggetto diventa difficile non pensare che
questo sia oggettivamente degno di stima. L'opera vive
di un dialogo con il fruitore, momento d'incontro sul
quale influiscono fattori fisiologici, psicologici, come
direbbe Eraclito non ci bagniamo mai nello stesso fiume,
così allo stesso modo l'incontro con un opera può
risultare diverso in momenti differenti, come rileggere
un libro dopo del tempo..
Questa premessa è per
sottolineare che il giorno della visita guidata alla
mostra “Gnoli-Lo Savio” (addirittura ho trovato
pubblicizzata e recensita su qualche rivista la sola
mostra di Gnoli..) con Stefano Pezzato avevo le mie
idiosincrasie (persone che coprivano alcuni quadri,
tacchi troppo alti, un caldo tremendo etc)..
Un'ultima nota: questo
'articolo' si basa su mie impressioni ma soprattutto su
aspetti messi in luce da Stefano Pezzato, che ringrazio
per l'interessante visita guidata. Non vuole essere una
trattazione esaustiva, né ricostruire un percorso
completo dell'opera dei due autori; ovviamente errori,
sviste, omissioni sono solo a mio carico.
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Francesco Lo Savio
Nelle sue opere indaga il
rapporto fra superficie e luce, cerca un' apertura verso
una dimensione altra.
Nei primi monocromi
manifesta interesse per l'intera superficie del quadro,
poi la composizione tende verso il centro, come alla
ricerca di un centro di gravità.
1954–60 Spazio - Luce
uce/ombra una tela scura con una macchia nera, un
vortice, un'apertura? Un'espansione cromatica verso
l'esterno che arriva a coinvolgere l'ambiente
circostante. |
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lAssieme ai Filtri
è il tentativo di una composizione superiore, uno
studio degli stadi d'assorbimento della luce. Il dato
ambientale diviene fondamentale, l'illuminazione infatti
cambia nelle diverse ore del giorno, varia in base alle
condizioni atmosferiche, come differenti sono le
percezioni di noi fruitori.
Nei Metalli la
terza dimensione, prima solo cercata, si realizza (Lo
Savio ha una formazione architettonica); superfici di
acciaio prodotte industrialmente, metallo nero, freddo,
silenzioso. Mi giro su me stessa più volte, ciascuna
opera (per la sua particolare forma concava, convessa,
arrotondata, spigolosa) assorbe e riflette la luce in
modo diverso proiettando una sua particolare ombra. È
qui nel silenzio di questa sala, nel gioco di bianchi e
neri, luci ed ombre che, durante una sorveglianza, ho
sentito fortemente la dimensione spirituale dell'opera
di Lo Savio, la ricerca di una calma interiore,
l'anelito a qualcosa, che forse non è riuscito a
trovare. È difficile non lasciarsi influenzare dalla
biografia di un artista morto suicida a soli 28anni,
un'opera dopotutto è il frutto di una particolare e
concreta esperienza di vita (e di quella che S. Ferrari
definisce 'poetica funzionale' di un autore: la traccia
lasciata dal suo vissuto profondo) ma sarebbe errato e
riduttivo ricondurre queste opere solo alla sua
psicologia. Meglio non addentrarsi in temi così delicati
se non si è competenti..
Concludono la mostra le
Articolazioni totali due cubi, di produzione
industriale, 1m x 1m aperti su due lati, esposti nel
1962 furono boicottati.
Lo Savio non ottenne
riconoscimento in vita, solo cinque anni dopo però negli
Stati Uniti si affermò l'arte minimale.. |
Domenico
Gnoli
La mostra ospita opere che
ripercorrono tutte le fasi della sua produzione
artistica.
La prima opera è un
quadro, incorniciato, che rappresenta il retro di un
quadro, è un trompe l'oeil, che si può considerare una
dichiarazione pittorica, sul quadro infatti (o meglio
sul suo retro!) sono scritte le sue presunte misure,
chiaramente inesatte (forse erano quelle del modello di
cui Gnoli si era servito). Opera caratterizzata dalla
matericità, vi è infatti l'inserimento di sabbia
attaccata con colla vinilica (proprio il frequente uso
di questa può aver minato la salute dell'artista..) che
caratterizzerà la produzione della seconda parte della
sua vita.
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Disegni 1950-69
Appartenente ad una
famiglia della nobiltà romana, ebbe forti stimoli
culturali dal padre, noto storico dell'arte, e dalla
madre artista, i primi disegni a 18anni mostrano già un
tratto sicuro ed un gran talento. Teatralità della
composizione, matrice surreale (Dalì) spunti metafisici
ma anche, specialmente per gli esordi, ispirazione al
manierismo (Daumier)
Gnoli lavora poi come
scenografo e costumista per il teatro.
Mi hanno colpito in
particolare i disegni che hanno come tema l'emigrazione,
dove dietro un certa ironia emerge un fondo
d'inquietudine, riscontrabile anche nella deformazione
di alcune figure.
Dalla fine degli anni 50
lavora come illustratore, le opere, veri e propri
reportage a colori, hanno una matrice surreale.
L'artista mostra qui una grande capacità di cogliere le
situazioni facendo emergere quasi un elemento di
bestialità nell'essere umano.. Nel 1962 documenta il
lancio di un'astronave, degna di nota l'allegra
famigliola a Cape Canaveral..
La materia si fa inquieta
Gnoli nega la prospettiva ed inizia a soffermarsi su
dettagli marginali, copricapo, capigliature, quasi
kafkiana la figura di un cliente in banca vista dalla
prospettiva del cassiere.
1954-64 aggiunge un fondo
materico ai quadri iniziando a preparare le tele con
colla e sabbia per poi dipingerle con la tempera
(successivamente la sostituirà con colori acrilici).
Quadri astratti ma soprattutto oggetti comuni
stilizzati, lattine, ceste, sono i temi di questo
periodo ma diversamente dalla Pop Art l'atmosfera nei
suoi dipinti è piuttosto intima. All'affermazione della
Pop Art ('63) Gnoli lascia gli Stati Uniti per
trasferirsi a Maiorca.
Ecco, ora siamo arrivati
nelle ultime sale.
Come Talete che inciampa
mentre cammina guardando il cielo, così spesso ci
dimentichiamo degli oggetti di tutti i giorni, che
sembrano così scontati..
Grandi quadri campeggiano
sui muri: una cravatta, il bavero di una camicia, una
valigia aperta, un abito, Gnoli si sofferma su oggetti
quotidiani, che stanno vicini al corpo, li isola e li
raffigura in primissimo piano. Coglie le cose da
prospettive inusuali, prende un dettaglio e lo allarga
fino a fargli occupare l'intera superficie del quadro.
Non presta attenzione alla funzione delle cose, ma le
osserva con precisione quasi maniacale. Di una
capigliatura è possibile scorgere i singoli capelli, di
una giacca il fondo materico, mostrando la trama del
tessuto.
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Gnoli
presta un'attenzione ossessiva all'esteriorità degli
oggetti, come afferma lui stesso non vuole
deformare, solo rappresentare, ma ciò, a mio avviso,
non gli permette di penetrare l'anima segreta degli
oggetti, né tanto meno quella dei loro possessori.
Forse qualcosa di simile accade al disegnatore nel
film “I misteri del giardino di Compton House” (Greenaway)
che nella smania di riprodurre il reale non riesce a
guardarlo, interpretarlo, ma forse il significato
sta proprio nel desiderio ossessivo di rendere una
raffigurazione minuziosa del particolare, di
scrutare l'oggetto ed in questo modo
padroneggiarlo.. Lascio ad ognuno la propria
interpretazione.
La
forte presenza delle cose infatti rimarca l'assenza
del soggetto, nei casi in cui invece ne intuiamo la
presenza non è mai mostrato di viso. Interrogativi,
fantasmi che ricompaiono sotto forma di mostri o
soggetti senza testa.
Bravura eccezionale di Gnoli che non si può non
apprezzare (si privi il proprio giudizio del diritto
di emettere decreti scriveva Montaigne..) anche se
negli ultimi quadri ho un po' rimpianto lo spirito
critico, grottesco presente in alcuni disegni.
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