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il numero 2 (ottobre 2004)

 

Riprendersi l'identità
una scuola d'arte in Cambogia

Emanuela Theodoli
Responsabile della Sezione Toscana CIAI Onlus ONG

Quando si parla di solidarietà e cooperazione immediatamente pensiamo a persone denutrite, che vivono in condizioni disumane, i cui bisogni fondamentali non hanno risposta.

Negli anni più recenti la cultura della cooperazione, dopo essersi a lungo interrogata anche sui propri fallimenti, si è sempre più attivata per innescare processi di cambiamento che partano dai bisogni espressi dalle popolazioni, che tenga conto dei loro modelli di vita in modo che i progetti – dopo l'iniziale avvio - diventino indipendenti dai promotori e siano portati avanti dalle popolazioni locali.

A monte di questi processi deve esservi “una cultura”, un tessuto in cui le azioni possano inserirsi; ma vi sono anche paesi in cui proprio la cultura è stata estirpata, il cui futuro rischia quindi di essere privo di radici che lo indirizzino. In quest'ottica è nato il progetto della scuola d'arte di Siem Reap in Cambogia

Fra il 1975 e il 1979, durante il regime di Pol Pot, la Cambogia ha sperimentato uno dei periodi più bui della sua storia. Nel 1975. Chiunque detenesse delle conoscenze individuali, fosse un medico, un monaco buddista, un insegnante, un intellettuale o un artista veniva ucciso, e il sol fatto di portare gli occhiali era motivo sufficiente per una condanna a morte.

Oggi la Cambogia si trova di fronte ad una sfida: recuperare le radici della propria cultura, detenute dagli artisti sopravvissuti allo sterminio ma ormai vecchi, per trasmetterle alle nuove generazioni.

La Cambogia entrata nell'Asean nell'aprile 2003, sta vivendo un momento di risveglio economico di cui non beneficiano tutte le fasce sociali e la forbice della povertà tende ad allargarsi. La popolazione locale preoccupata di riuscire a cogliere le potenzialità di questo contenuto “boom” economico sta trascurando il recupero delle proprie tradizioni e le nuove generazioni sono sicuramente più attratte dalle proposte della musica pop proveniente dall'estero. Pochi lavorano oggi nel settore a causa di assenze di fondi e di reale interesse da parte delle autorità a questo problema.

Le scuole pubbliche, che potrebbero essere uno dei luoghi di produzione e fruizione di cultura, sono costrette a fronteggiare problemi di ben altra natura: i bassi salari degli insegnanti (circa 20 euro al mese), l'irregolarità dei pagamenti da parte dello Stato, l'assenza di materiale e attrezzature, un curriculum ministeriale scarno che nelle scuole elementari si limita all'insegnamento della lingua khmer e della matematica, e l'inadeguatezza delle strutture scolastiche alle richieste del Paese (la media nazionale di allievi per classe nella scuola elementare è all'incirca pari a 45).

Le pagode, rinate con il rientro dei monaci buddisti, sono oggi forse l'unico luogo in cui i cambogiani possono fruire del loro patrimonio culturale, in occasione di eventi religiosi o festività particolari.

In un Paese in cui è stato fatta “tabula rasa” della cultura è fondamentale preservare i “tesori ancora viventi” e coinvolgere i ragazzi in età scolare in esperienze significative, individuali e di gruppo, nel campo della musica, del teatro e della danza, attraverso una partecipazione attiva e diretta a spettacoli teatrali o musicali e attraverso l'incontro diretto con i vecchi maestri.

La località di Siem Reap rappresenta in questo senso un caso particolare. Culla dei tesori di Angorwat, il complesso di templi costruito in Cambogia tra il IX e il XIII, Siem Reap è oggi il polo culturale e artistico più dinamico della Cambogia, ed attira circa 800.000 visitatori all'anno.

E' qui che abbiamo fondato la scuola. Essa è situata lungo la strada ai templi di Angkor, in una posizione facilmente visibile ed accessibile ai visitatori, ha un estensione di circa 3500 m2, con un grande spazio verde all'esterno (circa il 60% del terreno) ed un'ampia struttura in cui si svolgono le lezioni di danza; vi è anche un teatro coperto all'aperto.

Sin dal 2000 sono stati promossi corsi di danza tradizionale cambogiana a cui partecipano complessivamente circa 60 ragazzi. A distanza di due anni gli studenti hanno già partecipato a diverse esibizioni in pubblico. Attualmente c'è una sola insegnante di danza - M.me Boran, una delle poche ballerine sopravvissute al genocidio – e le lezioni si svolgono solo al pomeriggio..

a scuolaA giugno 2003, sono state avviate delle lezioni di musica tradizionale khmer.

La musica tradizionale cambogiana viene classificata in tre grandi categorie:

  • la musica “pin peat”, che racchiude il repertorio classico che accompagna le cerimonie religiose, le rappresentazione teatrali tradizionali (teatro delle maschere, teatro delle ombre);
  • la musica mohory
  • la musica arak.

I tre generi vengono suonati in “insieme”, e utilizzano strumenti analoghi, a fiato, a percussione e a corda. Tuttavia trattandosi di melodie che cambiano da un genere all'altro, spesso un maestro è in grado di insegnare uno strumento solo nell'ambito di uno di questi generi (si stima difatti che mediamente un buon maestro sia in grado di ricordare a memoria al massimo 300 pezzi musicali). Questa difficoltà è compensata dal fatto che spesso uno stesso maestro è in grado di suonare diversi strumenti appartenenti allo stesso genere.

Attualmente nel centro artistico le lezioni di musica vengono tenute da due maestri, uno specialista di strumenti a percussione per la musica “pin peat” e “mohory”, e uno specialista di strumenti a corda per la musica “mohory”. Ciò significa che per la musica le lezioni non coprono l'insegnamento di tutti i generi esistenti nella tradizione musicale cambogiana e di tutti gli strumenti. Inoltre, l'insegnamento degli strumenti non è accompagnato dallo studio del solfeggio e del canto che da un punto di vista pedagogico sono fondamentali per lo sviluppo musicale del bambino.

Il numero di studenti ammessi è purtroppo oggi limitato dal numero di strumenti disponibili.

il teatroLe attività esistenti nel centro valorizzano – ancora - solo alcuni aspetti dello spettacolo tradizionale dal vivo cambogiano.Si prevede che il centro dovrà svolgere la funzione di “cantiere culturale” in cui vengano convogliate le conoscenze di artisti di varie discipline per essere trasmesse alle nuove generazioni, e dovrà essere un punto di riferimento per tutte le associazioni locali che perseguono tale fine attraverso l'organizzazione di laboratori di musica e danza presidiati dai “vecchi maestri” e dagli artisti nascenti; di momenti di studio che promuovano l'integrazione con altre forme di arte tradizionale cambogiana, quali il teatro delle ombre nonché la creazione di una biblioteca che raccolga testi, pubblicazioni e supporti video-audio relativi allo spettacolo dal vivo cambogiano.

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