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Riprendersi l'identità
una scuola d'arte in Cambogia
Emanuela Theodoli
Responsabile della Sezione
Toscana CIAI Onlus ONG
Quando si parla di
solidarietà e cooperazione immediatamente pensiamo a
persone denutrite, che vivono in condizioni disumane, i
cui bisogni fondamentali non hanno risposta.
Negli anni più recenti
la cultura della cooperazione, dopo essersi a lungo
interrogata anche sui propri fallimenti, si è sempre più
attivata per innescare processi di cambiamento che
partano dai bisogni espressi dalle popolazioni, che
tenga conto dei loro modelli di vita in modo che i
progetti – dopo l'iniziale avvio - diventino
indipendenti dai promotori e siano portati avanti dalle
popolazioni locali.
A monte di questi
processi deve esservi “una cultura”, un tessuto in cui
le azioni possano inserirsi; ma vi sono anche paesi in
cui proprio la cultura è stata estirpata, il cui futuro
rischia quindi di essere privo di radici che lo
indirizzino. In quest'ottica è nato il progetto della
scuola d'arte di Siem Reap in Cambogia
Fra il 1975 e il 1979,
durante il regime di Pol Pot, la Cambogia ha
sperimentato uno dei periodi più bui della sua storia.
Nel 1975. Chiunque detenesse delle conoscenze
individuali, fosse un medico, un monaco buddista, un
insegnante, un intellettuale o un artista veniva ucciso,
e il sol fatto di portare gli occhiali era motivo
sufficiente per una condanna a morte.
Oggi la Cambogia si
trova di fronte ad una sfida: recuperare le radici della
propria cultura, detenute dagli artisti sopravvissuti
allo sterminio ma ormai vecchi, per trasmetterle alle
nuove generazioni.
La Cambogia entrata
nell'Asean nell'aprile 2003, sta vivendo un momento di
risveglio economico di cui non beneficiano tutte le
fasce sociali e la forbice della povertà tende ad
allargarsi. La popolazione locale preoccupata di
riuscire a cogliere le potenzialità di questo contenuto
“boom” economico sta trascurando il recupero delle
proprie tradizioni e le nuove generazioni sono
sicuramente più attratte dalle proposte della musica pop
proveniente dall'estero. Pochi lavorano oggi nel settore
a causa di assenze di fondi e di reale interesse da
parte delle autorità a questo problema.
Le scuole pubbliche,
che potrebbero essere uno dei luoghi di produzione e
fruizione di cultura, sono costrette a fronteggiare
problemi di ben altra natura: i bassi salari degli
insegnanti (circa 20 euro al mese), l'irregolarità dei
pagamenti da parte dello Stato, l'assenza di materiale e
attrezzature, un curriculum ministeriale scarno che
nelle scuole elementari si limita all'insegnamento della
lingua khmer e della matematica, e l'inadeguatezza delle
strutture scolastiche alle richieste del Paese (la media
nazionale di allievi per classe nella scuola elementare
è all'incirca pari a 45).
Le pagode, rinate con
il rientro dei monaci buddisti, sono oggi forse l'unico
luogo in cui i cambogiani possono fruire del loro
patrimonio culturale, in occasione di eventi religiosi o
festività particolari.
In un Paese in cui è
stato fatta “tabula rasa” della cultura è fondamentale
preservare i “tesori ancora viventi” e coinvolgere i
ragazzi in età scolare in esperienze significative,
individuali e di gruppo, nel campo della musica, del
teatro e della danza, attraverso una partecipazione
attiva e diretta a spettacoli teatrali o musicali e
attraverso l'incontro diretto con i vecchi maestri.
La località di Siem
Reap rappresenta in questo senso un caso particolare.
Culla dei tesori di Angorwat, il complesso di templi
costruito in Cambogia tra il IX e il XIII, Siem Reap è
oggi il polo culturale e artistico più dinamico della
Cambogia, ed attira circa 800.000 visitatori all'anno.
E' qui che abbiamo
fondato la scuola. Essa è situata lungo la strada ai
templi di Angkor, in una posizione facilmente visibile
ed accessibile ai visitatori, ha un estensione di circa
3500 m2, con un grande spazio verde
all'esterno (circa il 60% del terreno) ed un'ampia
struttura in cui si svolgono le lezioni di danza; vi è
anche un teatro coperto all'aperto.
Sin dal 2000 sono stati
promossi corsi di danza tradizionale cambogiana a cui
partecipano complessivamente circa 60 ragazzi. A
distanza di due anni gli studenti hanno già partecipato
a diverse esibizioni in pubblico. Attualmente c'è una
sola insegnante di danza - M.me Boran, una delle poche
ballerine sopravvissute al genocidio – e le lezioni si
svolgono solo al pomeriggio..
A
giugno 2003, sono state avviate delle lezioni di musica
tradizionale khmer.
La musica tradizionale
cambogiana viene classificata in tre grandi categorie:
-
la musica “pin peat”, che racchiude il
repertorio classico che accompagna le cerimonie
religiose, le rappresentazione teatrali
tradizionali (teatro delle maschere, teatro
delle ombre);
- la musica mohory
- la musica arak.
I tre generi vengono
suonati in “insieme”, e utilizzano strumenti analoghi, a
fiato, a percussione e a corda. Tuttavia trattandosi di
melodie che cambiano da un genere all'altro, spesso un
maestro è in grado di insegnare uno strumento solo
nell'ambito di uno di questi generi (si stima difatti
che mediamente un buon maestro sia in grado di ricordare
a memoria al massimo 300 pezzi musicali). Questa
difficoltà è compensata dal fatto che spesso uno stesso
maestro è in grado di suonare diversi strumenti
appartenenti allo stesso genere.
Attualmente nel centro
artistico le lezioni di musica vengono tenute da due
maestri, uno specialista di strumenti a percussione per
la musica “pin peat” e “mohory”, e uno specialista di
strumenti a corda per la musica “mohory”. Ciò significa
che per la musica le lezioni non coprono l'insegnamento
di tutti i generi esistenti nella tradizione musicale
cambogiana e di tutti gli strumenti. Inoltre,
l'insegnamento degli strumenti non è accompagnato dallo
studio del solfeggio e del canto che da un punto di
vista pedagogico sono fondamentali per lo sviluppo
musicale del bambino.
Il numero di studenti
ammessi è purtroppo oggi limitato dal numero di
strumenti disponibili.
Le
attività esistenti nel centro valorizzano – ancora -
solo alcuni aspetti dello spettacolo tradizionale
dal vivo cambogiano.Si prevede che il centro dovrà
svolgere la funzione di “cantiere culturale” in cui
vengano convogliate le conoscenze di artisti di
varie discipline per essere trasmesse alle nuove
generazioni, e dovrà essere un punto di riferimento
per tutte le associazioni locali che perseguono tale
fine attraverso l'organizzazione di laboratori di
musica e danza presidiati dai “vecchi maestri” e
dagli artisti nascenti; di momenti di studio che
promuovano l'integrazione con altre forme di arte
tradizionale cambogiana, quali il teatro delle ombre
nonché la creazione di una biblioteca che raccolga
testi, pubblicazioni e supporti video-audio relativi
allo spettacolo dal vivo cambogiano.
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